Trainspotting e una dipendenza lunga tre decenni

A trent’anni dall’uscita in Italia, la pellicola di Boyle punge ancora

Mark Renton (Ewan McGregor) nel film Trainspotting (Danny Boyle, 1996, Regno Unito)

Le avventure di alcuni giovani di Edimburgo in un cocktail di nichilismo condito da eroina, alcol e crimine. Opera di Danny Boyle, Trainspotting offrì un innovativo, e controverso, ritratto di tossicodipendenza e ristrettezze giovanili.

«Sce­glie­te la vita. Sce­glie­te un lavo­ro. Sce­glie­te una car­rie­ra. Sce­glie­te una fami­glia, sce­glie­te una tele­vi­sio­ne fot­tu­ta­men­te gran­de, sce­glie­te lava­tri­ci, mac­chi­ne, let­to­ri CD, ed apri­sca­to­le elettrici.»

Que­ste le paro­le intro­dut­ti­ve di Mark Ren­ton in Train­spot­ting, film di Dan­ny Boy­le, che il 4 otto­bre 1996 arri­va­va nei cine­ma ita­lia­ni. Ren­ton (inter­pre­ta­to da Ewan McGre­gor) è un gio­va­ne di Edim­bur­go e appa­re sul­la sce­na con il suo ami­co Spud men­tre que­sti sono inse­gui­ti da alcu­ne guar­die di sicu­rez­za. Il pub­bli­co cono­sce subi­to anche gli altri ami­ci di Ren­ton: Sick Boy, osses­sio­na­to da Sean Con­ne­ry, l’atletico Tom­my e l’attaccabrighe Big­by. Esclu­den­do Tom­my e Big­by, i mem­bri del­la cric­ca, tut­ti tra i ven­ti e i trent’anni, con­du­co­no una vita scan­di­ta dall’abu­so di eroi­na.

«Io ho scel­to di non sce­glie­re la vita: ho scel­to qual­co­sa d’altro. E la ragio­ne? Non c’è nes­su­na ragio­ne. Chi ha biso­gno del­le ragio­ni quan­do hai l’eroina?»

UK, ninety-nineties

Ren­ton e i suoi com­pa­gni riget­ta­no il mon­do e la vita stan­dard dei suoi abi­tan­ti. Nel Regno Uni­to degli anni novan­ta, dopo il lun­go gover­no That­cher pri­meg­gia­no libe­ri­smo eco­no­mi­co e tra­di­zio­na­li­smo cul­tu­ra­le, men­tre i gio­va­ni anne­ga­no tra noia e disoc­cu­pa­zio­ne.

L’odio degli scoz­ze­si ver­so i lord lon­di­ne­si non supe­ra, però, quel­lo per se stes­si: un popo­lo idio­ta colo­niz­za­to da idio­ti, sin­te­tiz­za Ren­ton duran­te la gita fuo­ri por­ta del­la comitiva.

Nel con­te­sto del­la fami­glia media bri­tan­ni­ca, dro­gar­si rap­pre­sen­ta una scis­sio­ne dal con­su­mi­smo dei pro­pri con­cit­ta­di­ni, giu­di­ca­to come ripu­gnan­te. La sto­ria dei pro­ta­go­ni­sti alter­na regi­stro comi­co e tra­gi­co, scon­fi­nan­do volen­tie­ri nell’assur­do: un po’ come un for­te stu­pe­fa­cen­te che offre allu­ci­na­zio­ni, eufo­ria e depressione.

«It’s so good»

Train­spot­ting fu cri­ti­ca­to all’uscita per il suo pun­to di vista sull’eroina, giu­di­ca­to trop­po «neu­tra­le». Il film è trat­to dal roman­zo omo­ni­mo del­lo scrit­to­re Irvi­ne Welsh, pub­bli­ca­to nel 1993: uno degli aspet­ti che impres­sio­nò mag­gior­men­te i crea­to­ri del film fu infat­ti l’equazione: dro­ga = pia­ce­re.

Dichia­ra Dan­ny Boy­le: «sin da subi­to [il film] cer­ca di mostra­re che la gen­te si dro­ga per sen­tir­si bene, non per ucci­der­si. Biso­gna rico­no­scer­lo, altri­men­ti stai dicen­do che sono stu­pi­di e basta».

Anche John Hod­ge, sce­neg­gia­to­re del film, ritie­ne inef­fi­ca­ce un approc­cio peda­go­giz­zan­te: «Pen­sam­mo che il pub­bli­co avreb­be pre­so sul serio le tra­gi­che con­se­guen­ze dell’uso di eroi­na solo se fos­si­mo sta­ti one­sti sul moti­vo per cui i per­so­nag­gi lo fan­no, ossia il piacere».

Un pun­to di vista auda­ce, ma degno di lode per aver ori­gi­na­to un dibat­ti­to attor­no a dro­ga, mar­gi­na­liz­za­zio­ne e disa­gio gio­va­ni­le che rag­giun­se anche l’Italia.

Dipendenza ed emarginazione nel cinema europeo

Ante­si­gna­no del film di Boy­le fu Chri­stia­ne F. – Noi, i ragaz­zi del­lo zoo di Ber­li­no del 1981, la sto­ria auto­bio­gra­fi­ca di un’adolescente inghiot­ti­ta da eroi­na e pro­sti­tu­zio­ne a Ber­li­no Ove­st. Il cemen­to dei palaz­zo­ni e le fosche disco­te­che ber­li­ne­si sono emble­ma di un decen­nio d’oro per il mer­ca­to mon­dia­le degli stupefacenti.

Poco pri­ma di Train­spot­ting, inve­ce, in Fran­cia usci­va La hai­ne (L’odio) di Mathieu Kas­so­vi­tz. La pel­li­co­la con­di­vi­de col lavo­ro di Boy­le la pro­du­zio­ne indi­pen­den­te con limi­ta­te risor­se eco­no­mi­che. Il lavo­ro di Kas­so­vi­tz ha reso avvez­zo lo spet­ta­to­re odier­no all’opprimente peri­fe­ria tran­sal­pi­na, con i suoi abi­tan­ti e il loro linguaggio.

Infi­ne, cer­te simi­li­tu­di­ni alle vicen­de di Ren­ton e com­pa­gni si pos­so­no tro­va­re in Druk (Un altro giro) del dane­se Tho­mas Vin­ter­berg, miglior film inter­na­zio­na­le agli Oscar 2021. Qui, infat­ti, il grup­po di inse­gnan­ti pro­ta­go­ni­sti tro­va la feli­ci­tà nel mode­ra­to con­su­mo di alcol, che però mute­rà pre­sto in gra­ve alcolismo.

Irridere il destino

Train­spot­ting si chiu­de con le imma­gi­ni di Ren­ton solo per le stra­de lon­di­ne­si, fug­gi­to dagli ami­ci con il dena­ro rica­va­to dal­la ven­di­ta di eroi­na nel­la capi­ta­le ingle­se. È quin­di com­piu­ta la ricer­ca del­la liber­tà, appa­ren­te­men­te al prez­zo di adat­tar­si all’odiosa normalità.

Men­tre il suo vol­to va fuo­ri fuo­co, tut­ta­via, il vol­to dell’antieroe si colo­ra di una risa­ta incre­du­la e iro­ni­ca. Ren­ton, in real­tà, tor­ne­rà nel­la socie­tà che lo ha iso­la­to e se la ride, pre­gu­stan­do­si la gen­te “nor­ma­le” sbi­got­ti­ta nel vede­re un reiet­to come lui tim­bra­re il car­tel­li­no in ufficio.

L’Agenzia dell’Unione Euro­pea sul­le dro­ghe sti­ma che, nel 2024, sono sta­ti 1600 i deces­si col­le­ga­ti all’eroina nei pae­si UE. Insom­ma, per un Mark Ren­ton che soprav­vi­ve, mol­ti altri non sono così fortunati.

 

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Pietro Taglietti
Sono di Bre­scia e stu­dio Scien­ze uma­ni­sti­che per la comu­ni­ca­zio­ne. Mi pia­ce scri­ve­re, leg­ge­re, impa­ra­re nuo­ve lin­gue, cuci­na­re. Mi inte­res­so prin­ci­pal­men­te di sport, cul­tu­ra e arte e la cosa che pre­fe­ri­sco è esse­re indi­pen­den­te. Per tut­to il resto chie­de­te a mia madre.

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